|
Area medica
Doping e simildoping:
Per doping
s’intende l’assunzione o la distribuzione di sostanze o procedimenti
da parte di atleti con lo scopo di migliorare le proprie prestazioni
fisiche o di attenuare il senso della fatica. L’origine del termine
forse risale a quattro secoli fa e si riferisce alla pratica attuata
dai marinai olandesi i quali usavano ingerire un miscuglio di
sostanze energetiche, chiamato “doop”, prima di affrontare una
tempesta sull’oceano. Per altri il termine deriva da “dop” che nella
lingua dei Cafri, una popolazione dell’Africa australe, indicava una
specie di acquavite fortemente stimolante bevuta in occasione di
feste religiose. Ma questo poco importa. Nel gergo sportivo il
termine è entrato alla fine degli anni ’40 in Inghilterra con il
verbo “to dope” da cui è nato il sostantivo “doping”, con il
significato di “additivo che migliora il rendimento”.
E’ considerato
“doping”, in una qualsiasi attività sportiva, l’utilizzo di sostanze
o procedure vietate dalla W.A.D.A. (world anti-doping association),
dalle federazioni sportive o dai regolamenti nazionali.
E’ considerato
invece comportamento simil doping l’uso di una qualsiasi sostanza
che permetta di superare una difficoltà reale e percepita come
tale, ovvero una prestazione sportiva, un esame, il rapporto con il
pubblico, una situazione di disagio sociale, una guerra ecc..
Lo sport si gioca
con regole precise! Non seguire o non adattarsi alle regole
significa barare!!!
E chi bara deve
essere punito e squalificato.
Le motivazioni che
inducono gli atleti al doping possono essere connesse con aspetti
psicologici riguardanti soprattutto l’area dell’identità e
dell’autostima.
In particolare gli
atleti che ricorrono al doping possono essere indotti dalla paura di
fallire, da sentimenti di insicurezza sulle proprie capacità, dal
desiderio di essere competitivi o più semplicemente dalla ricerca di
una perfezione psicofisica sovrumana.
Esistono poi cause
sociali del doping, rappresentante da tutte quelle forze che
agiscono sulla mente di uno sportivo, partendo dal gruppo e dalle
relazioni o, in modo più ampio, anche dalla società che ci circonda.
Sempre più spesso,
infatti, un forte stimolo al ricorso a sostanze dopanti è legato
alle pressione del gruppo dei pari, dei compagni di allenamento o di
altre persone legate all’ambiente sportivo, elementi dello staff o
degli sponsor.
La cosa pazzesca è
che nei vari ambienti sportivi chi pratica il doping viene definito
come uno che si “cura”!!!!!! Ma come!? Quindi il dopato, da sportivo
che dovrebbe essere la quintessenza della salute e della prestanza
fisica, è considerato alla stregua di un malato!
Si deve fare poi
un distinguo tra atleti professionisti e amatori o dilettanti che
praticano attività sportiva, qualunque essa sia, infatti mentre i
primi devono obbligatoriamente accettare le regole imposte dal
C.I.O. dalla W.A.D.A. e dalle varie federazioni Nazionali, i secondi
dovrebbero accettare le stesse regole se non moralmente, almeno per
evidenti motivi di salute.
Anche l’uso di
sostanze farmacologiche o strumenti per il miglioramento della
propria performance fisica è senz’altro da condannare! Infatti la
ricerca del risultato a tutti i costi e nel minor tempo possibile ha
ingenerato, anche nello sportivo dilettante, il convincimento che
non si possa svolgere alcun impegno, anche di lieve entità, se non
ci si fa aiutare da “qualche cosa”. Pertanto la mentalità dello
sportivo che si serve di un farmaco per aumentare le proprie
prestazioni fa parte di una cultura sportiva che in qualche modo
ricalca la cultura del doping! Nessun farmaco è privo di effetti
collaterali. Le reazioni indesiderate fra gli sportivi sono le
stesse che si verificano in ambito clinico nella popolazione
generale.
Il tentativo di
rubare una vittoria o un qualsiasi risultato ci riporta a quell’odio
eterno dei deboli per i più forti, tanto basta per tradurre la
motivazione del doping sportivo in una confessione di rabbiosa e
inaccettata inferiorità.
|