Area medica

l'allenamento mentale

 

 

Nello sport, così come nella vita, si trascurano in gran parte gli aspetti mentali ed emotivi che potrebbero contribuire non solo alla buona riuscita della performance, ma anche al benessere dell’uomo-atleta.

Si incomincia a fare sport per divertimento e ben presto si pone tutta l’attenzione al risultato.

L’introduzione dello psicologo dello sport nell’ambiente sportivo significa innanzitutto un cambio di prospettiva nei confronti degli obiettivi da raggiungere.

E’ sul miglioramento della prestazione ai vari livelli (fisico, tecnico, tattico, mentale) che dovrà convergere l’attenzione delle varie professionalità che si muovono attorno all’atleta per affiancarlo nel dare il meglio di sé (e di conseguenza raggiungere anche il “risultato”).

L’allenamento di tipo classico ormai non basta più.

Infatti allenare il corpo è indispensabile, avere una buona tecnica di gioco è altrettanto indispensabile, avere una buona strategia è estremamente importante, ma più importante di tutto è disporre di un buon allenamento mentale, poiché gli errori quasi mai sono di natura tecnica, quasi sempre invece derivano dall’interferenza dei pensieri e delle emozioni.

Scopo dell’allenamento mentale è quello di aiutare a scoprire come l’unità psicofisica mente-corpo possa determinare il livello della propria prestazione tenendo presente comunque che la preparazione psicologica non è un rito magico, la bacchetta magica per diventare campioni: essa permette la realizzazione delle potenzialità dell’atleta nel loro complesso, ottenibili pertanto con un costante impegno dell’allenamento fisico accompagnato da una personalità equilibrata.

Contrariamente a quanto ancora generalmente si pensa, dentro e fuori dal mondo sportivo, le abilità mentali si possono allenare, così come si possono allenare le capacità fisiche e motorie.

L’obiettivo non potrà essere il risultato ( inteso come “vittoria”), poiché il risultato non si può allenare, mentre si può allenare la prestazione!

Se invece si punta al miglioramento di tutti gli aspetti che compongono il gesto sportivo (miglioramenti chiari e verificabili: a breve, medio e lungo termine) ogni volta si avrà sicuramente un obiettivo raggiunto. Se l’atleta non vince ha comunque la possibilità di verificare che qualche miglioramento di quelli che si era proposto è stato raggiunto, ad esempio: giocare meglio, rimanere concentrato, non perdere la fiducia, divertirsi. In questo modo motivazione ed autostima dell’atleta si alimentano da soli.

Non bisogna infatti dimenticare che c’è una stretta relazione tra autostima, fiducia in se stessi e prestazione.

E’ fondamentale che l’atleta impari a controllare i propri pensieri per conseguire diversi obiettivi: controllo dell’attenzione, correzione degli errori, apprendimento di abilità, elicitazione di emozioni positive, incremento della fiducia in se stessi.

Occorre pertanto tendere a personalizzare la preparazione dell’atleta, poiché ci sono atleti che hanno bisogno di essere più rilassati, altri che hanno bisogno di essere più attivati. Nel caso di attivazione eccessiva o ridotta (e la si vede attraverso sintomi sia fisici che comportamentali e psicologici), la prestazione non sarà ottimale.

L’impiego delle immagini, abilità che si può apprendere ed approfondire, è alla base di diverse modalità di allenamento mentale.

Alcuni atleti utilizzano spontaneamente attività immaginative per rivedere, correggere, anticipare la prestazione anche senza che qualcuno abbia insegnato loro particolari procedure (un esempio classico sono gli sciatori prima del cancelletto di partenza).

La prestazione sportiva richiede inoltre la capacità di mantenere l’attenzione su di un compito per una corretta esecuzione.

L’atleta pertanto deve imparare a: a) selezionare gli stimoli a cui rivolgere l’attenzione trascurando quelli meno rilevanti, b) spostare l’attenzione al momento opportuno verso informazioni appropriate, c) mantenere l’attenzione sugli stimoli importanti.

Lo sviluppo di un programma di allenamento appropriato include varie tecniche quali l’arresto dei pensieri, il centering, il riorientamento dell’attenzione e il rehearsal mentale e vanno comunque proposte in base alle richieste particolari della disciplina sportiva.

Una certa stabilità emotiva, con un livello relativamente basso di ansia e tensione, è una caratteristica che in generale contraddistingue gli atleti di successo.

A proposito dell’ansia vorrei concludere con un ultima considerazione:

la “serietà” con cui oggi tutti affrontano lo sport è nociva e controproducente, poiché crea tensione e nervosismo, fa nascere il desiderio di vincere a tutti i costi, rendendo timorosi di perdere e questo influisce in senso negativo sulla prestazione.

“Non prendete le cose troppo seriamente. Se prendete le cose seriamente, mancate il punto della questione. La comprensione avviene quando si ha una profonda, rilassata, non seria, giocosa attitudine. Quando diventate seri, diventate tesi, vi chiudete. Quando siete giocosi possono accadere molte cose, perché nella giocosità c’è creatività, nella giocosità potete innovare” (Osho)

 

FORMULAZIONE DEGLI OBIETTIVI

E’ fondamentale che tutti i componenti della squadra (atleti e staff tecnico) siano concordi sugli obiettivi da raggiungere. Questo si ottiene attraverso un continuo dialogo fra gli atleti.

 

CONTROLLO DEI PENSIERI

Occorre diventare capaci di controllare i propri pensieri distraenti o negativi.

Un primo strumento da utilizzare, per ottenere lo scopo, è tenere un diario dei propri pensieri prima e durante la gara.

 

CONTROLLO DELL’ATTENZIONE

Per diventare abili nel mantenere la giusta attenzione a seconda del momento della prestazione occorre imparare a riconoscere il proprio stile attentivo, tenendo presente che l’attenzione può essere esterna e cioè rivolta all’ambiente esterno (persone e luoghi), o interna e cioè rivolta ai propri stimoli interni: tensioni muscolari, ansia, battito cardiaco, ritmo respiratorio, ecc..

 

GESTIONE DELLO STRESS

E’ importante capire il proprio modo di vivere la tensione e l’ansia:

a) l’ansia cognitiva disturba i nostri pensieri e quindi ci porta a dare una interpretazione non corretta della situazione;

b) l’ansia somatica tende a danneggiare la prestazione poiché costringe l’atleta a distogliere l’attenzione dal compito per rivolgerla ai propri sintomi fisici.

Lo stress si può gestisce attraverso l’apprendimento di alcune tecniche di rilassamento.

 

CONTROLLO DELLE IMMAGINI

Permette all’atleta di anticipare a livello immaginativo le caratteristiche e le richieste della prestazione e successivamente di rivedere mentalmente tutte le fasi della prestazione stessa per correggere gli eventuali errori o per ripeterne l’esatta esecuzione.

 

MODULAZIONE DELL’AROUSAL

La giusta attivazione psico-fisica (arousal) è la condizione ottimale dell’atleta in riferimento ad ogni momento della prestazione. La gara richiede livelli di attivazione diversi a seconda della situazione agonistica. Occorre pertanto riconoscere la propria attivazione per intervenire nell’aumentare o abbassare la attivazione stessa.

 

 

Liberamente tratto da appunti on-line della

Dott.ssa ANGELA MARIA TOSCHI

Psicologo dello Sport*,Psicoterapeuta

(*) Socio A I P S (Associazione Italiana Psicologia dello Sport)