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Preparazione generica
on-line
allenamento in montagna:
Gli
allenamenti in alta quota (superiore ai 1500metri) sono da
considerarsi, nella preparazione di un atleta professionista, una
metodologia ormai acquisita, ed indispensabile per chi ha ambizione di
classifica nei grandi giri a tappe.
La prima
reazione alla diminuzione dell’ossigeno nell’aria è l’accelerazione
della respirazione e dei battiti del cuore: respirando più in fretta,
il corpo incamera più aria, e dunque più ossigeno.
Gli
adattamenti che si determinano nell'organismo favoriscono inoltre il
trasporto e l'utilizzo dell'ossigeno, a cominciare dall'aumento
dell'emoglobina e dal suo contenuto medio per globulo rosso,
dall'aumento degli stessi globuli rossi. Queste due caratteristiche
sono molto preziose soprattutto per gli sportivi che praticano
discipline di resistenza, che hanno bisogno di molto ossigeno per
produrre continuamente energia e sostenere così sforzi prolungati.
Ecco perché molti di loro trascorrono lunghi periodi di allenamento in
montagna.
Lo scopo
principale di questo tipo di allenamento è quello di potenziare
"motore aerobico" dell'atleta
Gli
allenamenti da preferire sono i lunghi o lunghissimi a ritmo medio
lento, inframmezzati da alcuni allenamenti più impegnativi.
Quando si
superano i 1500metri s.l.m., in seguito alla mancanza di ossigeno,
risulta particolarmente difficile sostenere sforzi di elevata
intensità (90-95% della frequenza cardiaca massima) e che durino a
lungo (dai 5 ai 15 minuti). Sono invece meno disagevoli le sedute di
medio-basso livello (70-85% della frequenza cardiaca massima).
Il corpo,
soprattutto se si prevede di soggiornare a quote superiori ai 2000
metri, si adatta a diversi tipi di stimoli (non soltanto a quelli
propri dell’allenamento) dovuti al cosiddetto acclimatamento alle alte
quote.
La
prestazione sportiva può risentire, oltre che dalla minor presenza di
ossigeno, anche dalle basse temperature, infatti per riuscire a “dare
il massimo” (come accade nella preparazione invernale) l’organismo
deve avere il tempo di abituarsi a un consumo energetico maggiore
necessario al mantenimento della temperatura corporea a 37 gradi. Chi
è solito usare in allenamento il cardiofrequenzimetro può fare
riferimento alle stesse frequenze cardiache, prudenzialmente
maggiorate di 2-4 pulsazioni, rispetto a quelle tenute durante le
sedute di allenamento in pianura.
I
professionisti prevedono un periodo di allenamento e di permanenza in
quota di 3-4 settimane anno, con eventuali richiami.
Atleti meno
evoluti e/o amatori possono trovare benefici già da un periodo di 2
settimane.
Se si
considera un periodo di 2 settimane si avranno 2-3giorni di
acclimatamento, 10giorni da dedicare all’allenamento, e 2 giorni di
recupero.
Ad onor del
vero la comunità scientifica sostiene che gli adattamenti alla quota
avvengano piuttosto lentamente, infatti secondo alcuni studi
effettuati sugli alpinisti, sembra che i risultati siano percepibili
solo dopo alcune settimane e si completino dopo alcuni mesi.
Chi fosse
interessato a questo tipo di preparazione dovrà necessariamente essere
in piena efficienza psicofisica.
La durata
della cosiddetta crisi di acclimatamento è estremamente personale, e
influenzata soprattutto dal fatto che l'atleta abbia precedentemente
avuto esperienze simili.
Mantenere
una corretta alimentazione consente un maggior recupero. In questo
senso particolare attenzione andrà data alla reidratazione, dato che
in molti casi si è riscontrata un’imporatante perdita di liquidi
attraverso le vie aeree, infatti in montagna, essendo l'aria più
secca, si ottiene una maggiore dispersione di vapore acqueo.
Risulta
inoltre di notevole importanza valutare le sensazioni personali dell'
atleta dopo ogni singola seduta di allenamento cercando di registrare
quante più indicazioni possibili: frequenza cardiaca mattina e sera,
numero di chilometri effettuati, frequenza cardiaca media e massima
raggiunta, tempi di recupero dopo un training duro ecc.
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