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Test di valutazione funzionale
e altri test
l'acido lattico:
Il lattato può essere determinato con una biopsia
muscolare o mediante l'analisi dello stesso a livello ematico, quello
che crea meno problemi è sicuramente il prelievo di sangue capillare
dal polpastrello delle dita o dal lobo auricolare.
Nel prelievo si dovrà fare particolare attenzione
all’inquinamento da sudore, che contiene tra l’altro grandi quantità
di acido lattico pertanto è importante procedere ad una accurata
pulizia della zona prima della raccolta ematica.
Una volta raccolto il sangue, se si vuole procedere ad
ulteriori rilevazioni, è importante “fissare” l’acido lattico, perchè
questo tende ad aumentare nel tempo ad opera del metabolismo dei
globuli rossi, mediante il refrigeramento del campione.
A riposo nel muscolo si ha una concentrazione di
lattato di 1.5 millimoli/kg di muscolo, con livelli ematici di circa
0.8-1 millimoli/L; mentre dopo uno sforzo sono state rilevate
concentrazioni muscolari anche superiori a 40 mM/kg con valori ematici
di 20-25 mM/L..
La raccolta di campioni ematici effettuata a
intervalli regolari durante ed al termine di un allenamento, ci
permette di individuare la cosiddetta curva della lattacidemia, con
l'individuazione tra l’altro del picco di lattato e dei i tempi di
smaltimento del lattato durante il recupero.
Di regola il picco del lattato, si ottiene alcuni
minuti dopo la fine di un esercizio.
La gara è sicuramente la situazione ideale per valutare
la potenza e la capacità lattacida dell'atleta.
Se si prende in considerazione un allenamento o una
gara della durata da 1 a 5 minuti si avrà un picco di lattato intorno
al 4°-5° minuto di recupero, gare o allenamenti di lunga durata entro
il 1°-2° minuto di recupero e gare di pochi secondi tra il 5° ed il
10° minuto di recupero.
Le informazioni che l’acido lattico ci fornisce se
confrontati con quelli rilevati in passato, sono molto utili nella
programmazione dell’allenamento e dei recuperi nonchè nella scelta dei
ritmi gara.
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