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Test di valutazione funzionale
e altri test
max. potenza
aerobica e VO2 max.:
I limiti umani assoluti esistono?
Nel campo dell’atletica leggera , le
speculazioni sui limiti futuri delle prestazioni esistono da sempre e
sono legate alla perfetta misurabilità di corse e dei parametri di
gara. In virtù di questo alcuni record realizzati negli anni settanta
e ottanta da velocisti e lanciatori sono apparsi del tutto
incongruenti rispetto alla “normalità fisiologica”, alcuni infatti
resistono ancora oggi dopo trent’anni, sono un segnale inequivocabile
di pratiche dopanti. Nel ciclismo, per decenni non si è mai discusso
di limiti di prestazioni e i dibattiti per mettere a confronto i
valori degli atleti sono sempre stati infiniti ed inconcludenti.
Normale che sia stato così, infatti l’unico parametro di valutazione
era il massimo consumo di ossigeno (VO2 Max), ma quando si è cercato
di definire un valore limite che separasse i fuoriclasse “naturali”
dagli atleti “alterati” si sono presentati molti dubbi: 85ml/min/kg
oppure 88 o addirittura 90 come sostengono alcuni ricercatori
scandinavi (valore rilevato in alcuni sciatori di fondo)?! Una
risposta precisa non si ha!e forse in merito al vo2max non si avrà
mai! L’avvento dei misuratori di potenza (srm, powertap, Ergomo, polar
ecc.) combinato all’uso dei GPS (garmin, polar, suunto ecc.) che
permettono rilievi accurati di lunghezze e dislivelli dei percorsi, ha
consentito ai ricercatori di valutare con sempre maggiore accuratezza
il concetto di potenza espressa da un corridore , fino a dimensionare
la cilindrata della “macchina umana” con una precisione notevole.
Questo non solo ha permesso grandi
progressi nell’elaborazione dei test di valutazione funzionale (in
associazione con parametri tradizionali, come valori di soglia
cardiaca e massimo consumo d’ossigeno) ma di conseguenza anche nella
preparazione di tabelle di allenamento, nell’analisi comparativa delle
prestazioni di uno stesso atleta o di più atleti.
Tutto questo ci permette di sostenere
speculazioni più certe sulla liceità di alcune prestazioni, disegnando
con precisione l’identikit di un campione del ciclismo, di capire
come la sua fisiologia si modifica dalla giovane età fino alla
maturità e ragionare quindi sulla sua estraneità o meno rispetto a
pratiche dopanti.
Così si possono distinguere ottimi
corridori dai fuoriclasse, atleti adatti a corse a tappe piuttosto che
da corse di un giorno ecc.
Uno dei ricercatori più attrezzati sul
tema è il tedesco Yorck Olaf Schumacher medico e ricercatore
dell’Università di Friburgo, che ne ha parlato al recente convegno
“Science of Cycling”, organizzato a Varese dal centro Mapei.
Su di un parametro ormai sono tutti i
ricercatori più autorevoli sono d’accordo: considerando una salita
media inserita nelle grandi corse a tappe (tempo di percorrenza tra i
30 ed i 35 minuti, pendenza media dell’8/10% ) 6 - 6,2 watt per
chilogrammo, di peso corporeo, sarebbe la massima potenza esprimibile
da un atleta (anzi un fuoriclasse) naturale e non “trattato
farmacologicamente”.
Quando si va oltre, dal punto di vista
scientifico non si può più parlare di prestazione naturale, perché da
tutti gli studi effettuati, un ciclista non sembrerebbe in grado di
esprimere potenze superiori. Certo per evitare clamorosi errori (e
accuse infamanti) bisogna saper far bene il calcolo della potenza,
soppesando tutti i parametri e disponendo di dati certi sulla
prestazione presa in esame (es: in una scalata i dati precisi di
pendenza, lunghezza e dislivello).
Andando a fare un’analisi retrospettiva
delle prestazioni fatte al Tour, Giro e Vuelta degli ultimi 15 anni,
di prestazioni fuori “tabella” se ne trovano parecchie, con valori che
sono arrivati a 7 watt per Kg.!!!
Sfiorare i 7 watt chilo, di media secondo
il Dr. Schumacher, non è possibile, nemmeno nelle prove contro il
tempo (crono o cronoscalate) dove si raggiungono i valori massimi di
potenza finora registrati. Generalmente i valori medi nelle varie
prove di una corsa a tappe si attestano sui 2.7 – 5,5 W.*kg.
Secondo Schumacher, i parametri che fanno
la differenza nel ciclismo sono almeno sette: il VO2 massimo, la
massima potenza di pedalata assoluta per peso corporeo, capacità di
smaltimento dell’acido lattico, le caratteristiche del sistema nervoso
centrale, l’economia di pedalata, l’efficienza, le capacità di
recupero. Infatti parametri usati in passato come (frequenza cardiaca
bassa a riposo ed elevata frequenza massima) sono comuni tra gli
atleti di alto livello, ma non sono discriminanti del loro valore. I
ricercatori cercano di capire quali parametri permettono di
distinguere un buon corridore da uno vincente.
Il Massimo consumo d’ossigeno è
sicuramente una discriminante importante, ma è fondamentale? Questo
valore, in gran parte determinato geneticamente, in nessun
professionista scende sotto i 70 ml/kg/min. il valore medio si attesta
intorno ai 73-75 e può raggiungere gli 83-85 negli atleti di punta.
Bisogna precisare che valori elevati non
significano necessariamente prestazioni vincenti, infatti ci sono
professionisti con valori di VO2 max. pari ad 83 che sono soltanto
buoni gregari. Un valore elevato è quindi necessario per poter
praticare sport di resistenza, ma non sufficiente a “sfondare”.
Analizzando i parametri di VO2 max. di
atleti elite under 23 ad inizio carriera, raffrontandoli con quelli
degli stessi ad anni di distanza, capiamo che la discriminante
fisiologica non è stata il massimo consumo di ossigeno bensì la
potenza aerobica massima per chilo di peso espressa, che negli atleti
che passano per selezione naturale è di media superiore del 5%
già da giovani.
(Tratto da un articolo apparso su Bici
Sport di Ottobre 2008.)
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